Homo ludens perché? Una breve ma noiosa auto-presentazione.



Homo ludens perché?

Una breve ma noiosa auto-presentazione


Parte I

  
Quindi faccio questo passo e scrivo.
Sul perché scrivo avrò tempo di dire più avanti nella Parte II.
Sul perché scelgo Homo ludens come nome del blog mi soffermo qui di seguito.
Sarebbe utile premettere che a monte della scelta c’è la mia usitata modalità un po’ cialtrona. Termine che d’altronde si addice perfettamente alla mia personalità. In preda ad un facile entusiasmo ho deciso per questo nome; sempre che la parola deciso sia opportuna per quello che intendo.
Il nome Homo ludens proviene dalle ultime letture di questi mesi che si concretizzano da una eco originata da ricordi latenti e palesatisi ad intervalli  oltre venti anni fa. Si tratta di esperienze che imprimono stupore e lasciano una traccia nel perdurare degli anni. A volte credo anche che rimangano inespressi solo perché non “curati”. Uneco emotiva che va a rivangare i passati significativi. Uno di questi ha rievocato un incanto del lontano 1995 col suggestivo titolo di Autunno del Medioevo (mai letto) che suggerisce immaginari per me vicini alle opere di Bruegel il Vecchio. 


Cacciatori nella neve
 

Scrissi in modo casuale e scorretto il suo nome sugli appunti di una prima lezione di Storia Medievale tenuta a Siena dal professore Duccio Balestracci. Ma l'opera a cui allude il nome del mio blog è un'altra. Ho cominciato a leggere il saggio di Huizinga introdotto da Eco, e già pubblicato in Italia nei primi anni Quaranta, senza concluderlo e procedo nel frattempo con altra bibliografia che a seguire indicherò su questi appunti.  
Prevale in me una convinzione un po’ blanda e altalenante che mi stimola ad un esercizio di attività cerebrale, complementare all’istanza di rilassamento, ozio in senso moderno, falsa inedia. Con un atteggiamento quasi religioso (esatto, religiosa fede alla razionalità purtroppo) cerco di contrastare la tendenza verso quel modus vivendi floscio che ha bisogno di ironizzare, scherzare, divertirsi, creare, condividere, comunicare per rimanere in vita; allo stesso modo di un’amara medicina necessaria, o forse semplicemente utile, a non cadere nella attenuata (ma pur sempre fastidiosa) depressione trans-generazionale, bloccante e atrofizzante; un otium. 
Appigliarsi ai giganti del passato offre spunti di ampliamento su argomenti che probabilmente non ho masticato bene o che semplicemente ho buttato giù in modo attento tanti anni fa e che adesso sembrano far parte di me senza che me ne sia accorto del tutto. 
E quindi dopo una premessa con un così ampio tentativo di sembrare autorevole personalità, nella quale un linguaggio un po’ forbito e delle pseudo-citazioni importanti sembrano spiccare da penna (o tastiera) in modo così importante, ne emerge una semplice personalità mediamente ignorante, mediamente spallata e svogliata, al contempo mediamente depressa e mediamente mediocre in tutto ciò che fa della sua vita e che decide di provare a passare con un po’ più di senso il resto degli anni che gli rimangono nello stare con gli altri a distanza di “penna”, facendosi un po’ di pippe in gruppo nella condivisione di pensieri, critiche, consensi, confronti e condivisioni; nella speranza che se qualcosa dovesse andare bene sarà tale perché piacevole ed utile.
















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