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Il melograno. Ovvero: perché scrivere.

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Il melograno. Ovvero: perché scrivere. II Parte Ricordo un sogno nel quale mansueto e malato mi abbracciavi dopo che ti avevo mostrato quanto fosse cresciuto il mio melograno. Si innalzava al centro dell’unico tavolo della piccola e povera casa che avevamo quando abitavamo al “Teatro”; piantava le sue radici nel pavimento, attraversava il piano orizzontale e stendeva i propri rami in cucina. Era una stretta cucina e al contempo sala da pranzo e ambiente da giorno. La cucina-soggiorno per la quale mamma pagava a corvées l’affitto: le pulizie dei bagni della pro-loco, le pulizie mattutine dell’ambulatorio, le pulizie e l’accoglienza di Elvira l’amatissima ostetrica dal grosso culo dondolante, la consegna e la riscossione delle tessere della Misericordia, l’accompagnamento ai funerali col vessillo degli infingardi baciapile. Ho ricordo dei tuoi abbracci seppure rari coll’avanzare dell’età. Forse della mia età. Ricordo dolcezza e contatto, nel bosco andan...